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Il Carro
Nel primo
pomeriggio del sabato che precede la terza domenica di
settembre, migliaia di persone raggiungono la contrada
Sant’Angelo per partecipare alla “grande tirata”.
Simile a
un gigantesco trofeo, da secoli il Carro si consegna ai suoi
visitatori grandi e piccini. E’ un’opera di straordinaria
bellezza che esalta, in mirabile sintesi, i colori e il profumo
del grano maturo.
In
verità quel che resta del grano maturo, dopo aver tolto la
spiga, è un materiale povero e abbondante . Un materiale
gratuito che
tutti possono utilizzare
e che difatti i contadini utilizzano per diverse
finalità. Intrecciato o tessuto con perizia e fantasia diventa
un elemento decorativo di straordinaria bellezza. La riprova di
ciò è soprattutto
visibile nell’ obelisco di Mirabella Eclano, da secoli
conosciuto con il nome di “Carro”. Si tratta di una delle
più belle “macchine
da festa” che la fantasia popolare, artigiana e contadina, ha
saputo realizzare nel corso dei secoli e trasmettere in eredità
ai posteri del
ventunesimo secolo. I diversi elementi di paglia, che adornano
la colossale struttura, rappresentano la ricapitolazione di
quanto di meglio il mondo intero produce in questo settore: dai
ricami svizzeri a quelli inglesi, dai cappelli belgi a quelli
panamensi, dalle trecce olandesi a quelle cinesi.
Il
materiale , si sa, si caratterizza come effimero e vulnerabile;
ed è stato usato assai spesso per fini umili ed insignificanti.
Ma si deve proprio alla sua frugalità e alla sua abbondanza se
il genio contadino ha potuto affidare ad esso il compito di
esprimere i propri sentimenti e le proprie passioni.
Reperrti archeologici
e documenti
antichissimi attestano che la lavorazione degli steli di grano,
nella valle del Calore, ha origini antichissime. Pare che gli
stessi abitatori del villaggio eneolitico di Madonna delle
Grazie si cimentassero con questa attività.
La
leggenda narra, invece,
che ad introdurre
quest’arte nella media valle del Calore fu un viandante
aquitano. Di ritorna dalla Terra Santa, dove si era recato per
sciogliere un voto,
il pellegrino si fermò nelle nostre zone e
mostrò ai contadini e
agli artigiani dell’epoca un cilicio di paglia che
aveva comprato per donarlo alla propria consorte.
Senza
sminuire il valore
culturale della
leggenda e quello scientifico
del reperto archeologico, noi propendiamo per
una origine molto più naturale e spontanea dell’
attività.
A nostro
parere fu un fanciullo italico l’artista inconsapevole che per
primo realizzò una treccia utilizzando i culmi
del grano appena mietuto. L’operazione riuscì
perfettamente grazie anche alla natura del terreno irpino che
alimenta steli particolarmente omogenei e resistenti. Quel
fanciullo tuttavia non fu in grado di annotare l’esperienza, che
rimase anonima.
Col susseguirsi delle generazioni ed il passare dei secoli la lavorazione della paglia si perfezionò sempre di più. Ed allora qualcuno pensò di utilizzare questa attività per costruire un obelisco alto e leggero in onore della divinità protettrice del lavoro dei campi e del raccolto. Un obelisco di conformazione fallica, capace di ricordare la rigenerazione del grano appena falcidiato. A Mirabella e nella vicina Fontanarosa la magia dell’arte povera continua a vivere negli elementi artistici delle migliaia di decorazioni che adornano i rispettivi obelischi.
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