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Eventi >> Il Carro     Pagina 1 di 2                                          di Edmondo Pugliese

 

Nel primo pomeriggio del sabato che precede la terza domenica di settembre, migliaia di persone raggiungono la contrada Sant’Angelo per partecipare alla “grande tirata”.

Simile a un gigantesco trofeo, da secoli il Carro si consegna ai suoi visitatori grandi e piccini. E’ un’opera di straordinaria bellezza che esalta, in mirabile sintesi, i colori e il profumo del grano maturo.

In verità quel che resta del grano maturo, dopo aver tolto la spiga, è un materiale povero e abbondante . Un materiale  gratuito  che tutti possono utilizzare  e che difatti i contadini utilizzano per diverse finalità. Intrecciato o tessuto con perizia e fantasia diventa un elemento decorativo di straordinaria bellezza. La riprova di ciò  è soprattutto visibile nell’ obelisco di Mirabella Eclano, da secoli  conosciuto con il nome di “Carro”. Si tratta di una delle più belle  “macchine da festa” che la fantasia popolare, artigiana e contadina, ha saputo realizzare nel corso dei secoli e trasmettere in eredità ai posteri  del ventunesimo secolo. I diversi elementi di paglia, che adornano la colossale struttura, rappresentano la ricapitolazione di quanto di meglio il mondo intero produce in questo settore: dai ricami svizzeri a quelli inglesi, dai cappelli belgi a quelli panamensi, dalle trecce olandesi a quelle cinesi.

Durante la tirata

Il materiale , si sa, si caratterizza come effimero e vulnerabile; ed è stato usato assai spesso per fini umili ed insignificanti. Ma si deve proprio alla sua frugalità e alla sua abbondanza se il genio contadino ha potuto affidare ad esso il compito di esprimere i propri sentimenti e le proprie passioni.

Reperrti archeologici  e  documenti antichissimi attestano che la lavorazione degli steli di grano, nella valle del Calore, ha origini antichissime. Pare che gli stessi abitatori del villaggio eneolitico di Madonna delle Grazie si cimentassero con questa attività.

 La  leggenda narra, invece,  che ad introdurre  quest’arte nella media valle del Calore fu un viandante aquitano. Di ritorna dalla Terra Santa, dove si era recato per sciogliere un voto,  il pellegrino si fermò nelle nostre zone e  mostrò ai contadini e agli artigiani dell’epoca un cilicio di paglia che  aveva comprato per donarlo alla propria consorte.

Senza sminuire  il valore culturale  della leggenda e quello scientifico  del reperto archeologico, noi propendiamo per  una origine molto più naturale e spontanea dell’ attività.

A nostro parere fu un fanciullo italico l’artista inconsapevole che per primo realizzò una treccia utilizzando i culmi  del grano appena mietuto. L’operazione riuscì perfettamente grazie anche alla natura del terreno irpino che alimenta steli particolarmente omogenei e resistenti. Quel fanciullo tuttavia non fu in grado di annotare l’esperienza, che rimase anonima.

 

Col susseguirsi delle generazioni ed il passare dei secoli la lavorazione della paglia si perfezionò sempre di più. Ed allora qualcuno pensò di utilizzare questa attività per costruire un obelisco alto e leggero in onore della divinità protettrice del lavoro dei campi e del raccolto. Un obelisco di conformazione fallica, capace di ricordare la rigenerazione del grano appena falcidiato. A Mirabella e nella vicina Fontanarosa  la magia dell’arte povera continua a vivere negli elementi artistici delle migliaia di decorazioni che adornano i rispettivi obelischi.

    

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