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Riflettiamo, dunque, ancora una volta su questa grandiosa
attività, che gli insensibili si attardano
a definire “arte minore” solo perché fu, in origine,
l’arte dei bisognosi. L’attività dei braccianti, dei coltivatori
e degli artigiani. L’attività degli uomini dalle mani ruvide e
callose. L’attività, finalmente, dei credenti e degli uomini di
fede.
Guardiamo al Carro
come ad un’opera unica e straordinaria, ispirata e geniale se
vogliamo accorgerci di trovarci di fronte ad un vero e proprio
poema sacro e civile insieme, scritto con i fili di paglia
finemente intrecciati. Se vogliamo avere la consapevolezza di
trovarci di fronte ad un’opera che molto più di tante altre
riesce a rappresentare quella compenetrazione di sé con
il mondo degli
oggetti e degli eventi, che è sinonimo di stabilità e di
integrazione con un ambiente nel quale si vive per scelta e non
per necessità.
In
bilico tra le difficoltà dell’essere e l’incertezza del
divenire, gli eclanesi dell’antichità eressero obelischi in
onore della dea Cerere . Consolidati nella passata storica
tradizione e
fiduciosi nell’avvenire , gli eclanesi del terzo millennio
ancora innalzano e portano in processione il loro “Carro”,
dedicato alla Mater Dolorosa.